L'Edizione del 2010


Sabato 28 e domenica 29 agosto 2010: Rudisha record… e sono otto

Il grande meeting della piccola città si regala un’altra giornata di storia e passione, riapre le porte di quello che è sempre più il «tempio del mezzofondo» e nel giorno in cui festeggia i suoi primi 40 anni di storia, si concede un record del mondo, e che record del mondo, due primati continentali, quattro migliori prestazioni dell’anno, cinque record del Meeting e altrettanti primati nazionali. Così Rieti si gode la classe senza tempo del masai David Lekuta Rudisha. Il ragazzo keniano cresciuto nella Rift Valley, seguendo gli insegnamenti del missionario irlandese padre Colm O’ Connell e sognando un giorno di emulare papà Daniel, argento olimpico a Città del Messico con la staffetta 4x400, lo aveva promesso a Rieti 2010, quando si era affacciato prepotentemente in cima alle liste mondiali (1’42”01). Una promessa mantenuta firmando il record del mondo degli 800 metri: 1’41”01, otto centesimi in meno di quanto fatto sette giorni prima a Berlino, con in mezzo la vittoria della finale della Diamond League a Bruxelles del venerdì e il viaggio notturno alla volta della Sabina. Un primato limato in appena una settimana, che sorpassa nella speciale lista di velocità in doppiette mondiali Wilson Kipketer (11 giorni tra i 2 record migliorati nel 1997). Ci sarà chi tirerà di nuovo in ballo la storia della pista corta (ma il certificato dei misuratori ufficiali della Iaaf incorniciato nella sede del comitato organizzatore parla chiaro: 2,5 centimetri in più dei canonici 400 metri), perché per Rieti si tratta dell’ottavo record mondiale, il settimo del mezzofondo.

“È la dimostrazione che ancora oggi nello sport non hanno valore solo i soldi e si può fare qualcosa di grande costruendola con passione” afferma Sandro Giovannelli, da 40 anni l’ideatore del miracolo.

Non solo Rudisha, nel pomeriggio dei miracoli in cui si assiste alla gara di 100 metri più veloce mai corsa su suolo italiano (vento regolare + 0,9), con cinque tempi sotto ai 10 secondi e ottavo tempo di 10”11. Con 9”78 il giamaicano Nesta Carter eguaglia il primato mondiale stagionale di Tyson Gay, con 9”97 il francese Cristophe Lemaitre arriva solo quarto, ma lima un centesimo al suo primato francese, già eguagliato in batteria, di uomo bianco più veloce di sempre. Primato di Norvegia con 10 netti, invece, per Jaysuma Saidy Ndure. Altre migliori performance mondiali dell’anno con Tariku Bekele sui 3000 metri (7’28”70, sulla cui scia arriva il primato statunitense di Bernard Lagat, 7’29”00) e Koji Murofushi (80,99), in una gara del martello valevole per il Challenge e spalmata su due giorni, nella spettacolare alternanza tra lanci maschili e femminili, formula del tutto inedita in Italia. In campo femminile la stessa gara vede Tatyana Lysenko firmare il primato del meeting scalzando la cubana Yipsi Moreno con 74,80. L’altro statunitense Wallace Spearmon con 19”85 diventa il più veloce di sempre nella riunione reatina sui 200, mentre la brasiliana Fabiana Murer, sotto gli occhi di Yelena Isinbayeva, porta a 4,74 il limite del Meeting dell’asta femminile. Atteso da un’altra impresa mondiale lo statunitense David Oliver, che fallisce l’attacco al primato mondiale ma diventa comunque il più veloce di sempre a Rieti con 13”01, superando il britannico Colin Jackson (13”07).

Le parole di Rudisha

David Lekuta Rudisha mantiene lo stesso stile sobrio, la stessa faccia timida, nella conferenza stampa che celebra il suo secondo record del mondo nel giro di una settimana. Aveva promesso di tornare qui per fare meglio dell’1’42”01 del 2009, quando si rivelò sul palco scenico mondiale col record africano e quarto tempo di sempre. Infatti, in una domenica dalle eccezionali condizioni climatiche, il miglioramento è di un secondo esatto: 1’41”01.

“Sapevo di potercela fare – spiega David – anche se non è stato facile ripetersi, avendo nelle gambe anche la gara di Bruxelles di venerdì sera. Ho sentito la fatica, ma volevo spingere, e il calore del pubblico mi ha dato un grande aiuto soprattutto nel finale. Sono felice di aver ottenuto questo tempo proprio qui, così vicino alla barriera dei cento secondi, perché un anno fa mi sono reso conto che in questa pista un atleta si può esprimere nelle migliori condizioni. Il direttore Giovannelli aveva in mente quest’impresa e per me è stato un grande piacere esaudire il suo desiderio. Lui era preoccupato dopo quello che avevo fatto a Berlino, pensava fossi appagato per aver battuto Kipketer. Ho provato a tranquillizzarlo, dicendogli che mi sentivo forte, che a Bruxelles avrei corso solo per vincere. E che l’appuntamento importante era proprio quello di Rieti”.

La seconda lepre avrebbe dovuto accompagnarlo fino ai 600, ma molto prima David ha preso iniziativa. “Il fatto è che avevo delle ottime sensazioni e avevo paura che il ritmo potesse scendere. Così ho preso il comando, andando fino in fondo, sentendo tutto il calore della gente fantastica che voleva il grande tempo”. Uno sguardo al futuro: “Non farò altri attacchi al record nel 2010. Ma so che nelle stagioni future potrò migliorare ancora, abbassando il mio tempo. E spero di poterci riprovare proprio qui”.