San Francesco e il Meeting: i perché di un gemellaggio

reineri-giorgioC’è qualcosa di nuovo attorno al raduno atletico di Rieti, arrivato in questo 2014 alla sua 44esima edizione: la presenza di un fuoriclasse senza rivali, e senza ingaggi. E’, costui, un tipo bizzarro che da tempo andava bazzicando i monti che incoronano la città, faticando instancabile per sentieri impervi, gioendo d’incontri da tutti sfuggiti e conversando senza tregua con la natura e ogni suo abitante.

Il suo nome è Francesco. Domenica scenderà a valle, sulle rive del fiume Velino, dove una moltitudine di donne e uomini, in arrivo dai cinque continenti e da cinquanta patrie, si raduneranno per celebrare – con corse, salti, lanci – la bellezza della vita e della gioventù. Francesco sarà portato, in spirito, da podiste e podisti che partiti dalle sue quattro abitazioni – i monasteri di Fonte Colombo, La Foresta, Greccio e Poggio Bustone – raggiungeranno quel santuario dell’atletica italiana che è il “Raul Guidobaldi”.

Nessuno dubita, in Rieti, che Francesco sia orgoglioso dell’invito ricevuto. Questa, dopo tutto, e’ la sua terra d’elezione. Di qui sarà certamente transitato, insieme ad una dozzina di compagni or sono ottocentoquattr’anni, per raggiungere Roma e presentarsi a papa Innocenzo III. Quel papa -l’aristocratico, coltissimo e inflessibile Lotario di Segni- era all’apparenza l’opposto di Francesco: tanto clochard appariva il viandante quanto elegante il Pontefice romano. Eppure i due s’intesero, seppure dopo che Innocenzo ebbe rimandato Francesco a darsi una rassettata: la proposta di una nuova regola monastica, fatta di povertà materiale e ricchezza di spirito, era infine accettata.

Sono tempi, questi, in cui l’accumularsi di affanni sollecita la memoria della storia dell’uomo. Delle fatiche e delle sofferenza sulle quali la nostra civiltà venne edificata. E sull’urgenza di difenderla, questa civiltà, dagli attacchi che le vengono portati in molte parti del mondo, con la forza della ragione e dello spirito piuttosto che con la violenza.

Di qui è nata l’idea di abbinare il raduno atletico di Rieti – tra i più prestigiosi nel circuito mondiale dei “meeting” – con quell’ineguagliato fuoriclasse della pace e della fratellanza che è Francesco d’Assisi. Si tratta, anche in questo caso, di una primogenitura che Rieti si è presa pensando alla sua storia e ai privilegi della sua collocazione: non soltanto il centro geografico d’Italia ma anche il centro spirituale del mondo.

Francesco non è difatti un santo di provincia ma un profeta che l’umanità intera riconosce. E allora non deve essere considerato blasfemo l’accostamento tra quel campione di umanesimo e i campioni delle discipline atletiche. Fra questi ci sono cristiani e mussulmani, ebrei e scintoisti, buddisti e confuciani, agnostici e atei. Vi si ritrovano, scorrendo le pagine e pagine di iscritti alle gare, americani, arabi, africani, australiani, europei. E, fra gli europei, russi e ucraini oggi separati non da una frontiera, ma da carri armati e fuoco d’artiglieria.

Non retorico, né superfluo, appare dunque questo legare le competizioni atletiche al messaggio francescano: entrambi si rifanno alle ragioni della pacifica convivenza, alle identiche radici dell’uomo, alla necessità dell’incontro prima del confronto. E che l’iniziativa nascesse a Rieti era addirittura obbligatorio.

In atletica, difatti, Rieti è sempre stata all’avanguardia. Il suo meeting ha innovato in organizzazione e partecipazione perché sforzo costante è stata la voglia di distinguersi. Come quella di mandare , per il cielo sopra il “Guidobaldi”, un aliante a disegnare magnifici ghirigori, sfruttando soltanto due ricchezze reatine: l’energia di frate vento e la sapienza tecnica del comandante Aldini.

Giorgio Reineri

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Il Meeting visto da Giorgio Cimbrico

Il Meeting visto da Giorgio Reineri

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