Powell stupisce il mondo a Rieti: 9.74.

Si parlava di Rieti come 'tempio del mezzofondo'. Asafa Powell ha cambiato la storia della velocità con un nuovo, strepitoso 9.74 (vento generoso ma regolare, di 1.7 m/s) record del mondo dei 100 metri. Qui, nella pista di una città piccola così: una pista che non è più corta, che non è truccata, che non è nient’altro che un anello circondato dalla passione e l’amore per questo sport in cui vincere significa accorciare i tempi o allungare le misure. (Foto Michele D'Annibale)
Rieti si fa veloce, allora, con un ragazzo di 24 anni, giamaicano, che non sapeva vincere le gare che contano. Si dice di lui. Perché quando si va per una medaglia si indurisce, è contratto, mette su una faccia stravolta, quasi invecchiata. Così a Osaka, due settimane fa. Asafa è il flop più clamoroso del mondiale, il suo podio di bronzo (9.96). Là sotto, più in basso di Gay (9.85) e Atkins (9.91).
Poi, però, c’è Rieti, che diventa il posto giusto per dire al mondo 'I’m back', sono tornato. Rieti sì, Zurigo no: non per evitare un nuovo duello col Tyson iridato, ma perché il momento giusto per volare era questo e non due sere fa, in una rigida serata svizzera. Due volte 100 metri, con il primo ed il quinto tempo di sempre, considerando il 9.78 della seconda prova (piccolo particolare, stavolta in assenza di vento).
Asafa racconta così il suo quarto record del mondo:
'E’ venuto naturalmente, con grande facilità. Sapevo di stare molto bene. Ho lavorato molto dopo la delusione di Osaka. Per correggere tutti i miei sbagli. Ero molto più fluido. Zero tensione. Zero pressione addosso. Ho corso bene anche gli ultimi 40 metri stavolta'.
Una rivincita su Gay?
'Nessuna rivincita, non ho problemi con Tyson. Corro per me e per chi tifa per me'.
Negli ultimi dieci metri del 9.74 non è sembrato dare il massimo.
'Infatti. Non avessi mollato gli ultimi passi avrei avvicinato il 9.70. A questo punto so che posso farlo ed è stato bello scoprirlo qui, in una pista bella veloce. Qui ho corso altri tre meeting di fila, quando ero giovanissimo, dal 2002 al 2004 e stasera proprio qui ho scoperto che posso migliorare ancora, magari fino al 9.68'.
Un bel modo per mettersi alle spalle Osaka.
'Già, ho sempre desiderato correre così. Al mondiale mi aspettavo tanto, troppo da me stesso. Volevo vincere. E vincere con un record come quello di questo magnifico pomeriggio. E’ stata questa eccessiva tensione ad appesantirmi'.
Come festeggerà, allora?
'Non so ancora. Starò un po’ insieme al direttore del meeting, Sandro Giovannelli e agli organizzatori di questo evento in cui si respira un’atmosfera indescrivibile'.
E Sandro Giovannelli ringrazia così:
'Asafa ha realizzato un’impresa, stasera. Sapevo che quello di Osaka non era il vero Powell e sono felice che lui ed il suo staff abbiano scelto Rieti per dimostrarlo a tutto il mondo'.
Ma l’impresa di Powell non è l’unica di un altro grande meeting che abbatte altri 4 suoi record: quello dei 3000 con la keniana Vivian Cheruiyot (8.30.25), degli 800 con l’altra atleta degli altipiani, l’iridata Janeth Jepkosgei (1.56.29), del triplo con la cubana campionessa di Osaka Yargelis Savigne nel triplo (14.92) e dell’olimpionico giapponese Koji Murofushi nel martello con 82,62 metri. Assente l’idolo di casa Andrew Howe, la gara del lungo è stata vinta dal rivale panamense Irving Saladino con 8,31 metri. Felicissimo, l’azzurro Simone Collio, con un doppio miglioramento del personale: 10”16 in batteria, 10”14 in finale, mentre Antonietta Di Martino ha chiuso seconda nell’alto con 1,95 dietro la Chicherova (1,98).