Barshim si arrampica nel cielo di Roma: 2,41. E il Golden Gala festeggia quattro primati mondiali stagionali

Anche senza Bolt, l’Olimpico è strapieno di campioni, ma non di pubblico: il botteghino conta 30mila spettatori. L’assenza dell’uomo copertina, grande protagonista delle ultime tre edizioni del Golden Gala, è ampiamente compensata da tante gare di altissimo livello (ecco tutti i risultati). Su tutte, come da pronostico, quella dell’alto uomini che regala un duello a quote stellari tra l’ucraino Bohdan Bondaarenko e Mutaz Essa Barshim, il filiforme atleta del Quatar che scavalcando l’asticella a 2,41 stabilisce il primato nazionale ed asiatico, nonché il primato del Meeting e miglior salto in territorio italiano, eguagliando il world lead di Ivan Ukhov (solo quinto con 2,28). Vola alto anche Bondarenko che dopo il 2,34 tenta direttamente l’assalto al primato europeo di 2,43, avvicinato in almeno due tentativi anche da un galvanizzato Barshim.

barshim

Ordinaria amministrazione per la neozelandese Valerie Adams, abbonata al successo sulla pedana dello Stadio Olimpico, che consolida il primato nella classifica del peso in Diamond League con 20,01. Il disco del campione mondiale e olimpico, il tedesco Robert Harting non ha rivali con il suo miglior lancio del 2014 che atterra a 68,36. Lontanissimo secondo il primatista della classifica generale, il polacco Piotr Malachowski (65,86).

La prima migliore prestazione mondiale della serata arriva con la giamaicana Kaliese Spencer: il suo 53”97 migliora di tre decimi il suo precedente limite ottenuto a Eugene. Si colloca in testa alle liste stagionali dei 100 ostacoli la statunitense Brianna Rollins con 12”53, in una gara in cui non si presenta alla partenza l’australiana Sally Pearson e l’azzurra Marzia Caravelli rimedia una brutta caduta.  Altro acuto nei 5000 con Genzebe Dibaba che fa suo il miglior tempo dell’anno correndo in 14’34”99. Yarisley Silva fa meglio di tutte saltando con l’asta 4,70 il nuovo primato mondiale stagionale.

Il successo del keniano Silas Kiplagat nei 1500 (3’30”44) vale il sorpasso sul connazionale Asbel Kiprop nella corsa al diamante, mentre Lashawn Merritt fa suo il giro di pista in 44”48, consolidando il suo dominio stagionale.  Solo settimo Andrew Howe in un 2

00 che non lo promuove tra i migliori interpreti della specialità. Per un solo centesimo l’aviere reatino manca anche il minimo per la partecipazione agli Europei di Zurigo. Il mezzogiro è vinto dal panamense Alonso Edward con 20”19.

In un 100 molto equilibrato, con il personale di 11”05,la statunitense Tori Bowie batte la coppia giamaicana Kerron Stewart e Simone Facey. Kenia padrona delle siepi grazie soprattutto a Jairus Kipchoge Birech che s’impone in 8’06”20

Gatlin, come nel 2013 quando si permise il lusso di battere Bolt, è il migliore sui 100 con 9”91. Il numero uno della stagione è lui. In attesa del ritorno di avversari di gran nome, non ce n’è per nessuno. Anche all’Olimpico ha dominato, con una accelerazione rabbiosa ma composta, e il solito gran bel vedere nel lanciato. Ancora un sub-10 (9.91 con vento 0.4), e le briciole agli avversari, tra i quali si segnala, dopo Nesta Carter (secondo in 10.02), il britannico Adam Gemili, campione mondiale junior, terzo in 10.07 e prossimo suddito di Sua maestà a candidarsi per un posto nel club dei “meno 10″. Meno brillante l’altro osservato speciale UK, il campione del mondo indoor dei 60 metri Richard Kilty, nono in 10.26.

Bella la gara del triplo che in cui gli azzurri si migliorano tutti, e in maniera consistente per quanto riguarda Fabrizio Donato e Daniele Greco. Non era serata da misure indimenticabili, ma sia il bronzo di Londra che il campione d’europa indoor hanno palesato buoni progressi. Donato ha dato il meglio di sé nel secondo e terzo salto, planando a 16,89 (-0.5) e 16,85. Greco sempre in crescendo, fino al 16,84 conclusivo (-0.6). La classifica non ha premiato i due azzurri: lo statunitense Will Claye ha vinto nuovamente dopo il 17,66 di Eugene, passando in testa al quarto turno con 16,98 e consolidando la leadeship con il 17,14 del penultimo salto. L’eterno amico-rivale Christian Taylor, secondo con 17,11, ha fatto vedere nuovi miglioramenti dopo la rivoluzione del piede di stacco contrario a quello usato per vincere l’oro mondiale di Daegu e quello olimpico di Londra. Terzo, un talento formidabile con un fisico eccezionale, il 16enne campione mondiale allievi Lazaro Martinez, cubano che primo nella storia, per un under 18, ha superato i 17 metri nel salto triplo. L’ha fatto a L’Avana, ha replicato all’Olimpico cno 17,07 e poi 17,03. Il terzo azzurro Fabrizio Schembri si è collocato in undicesima posizione con 16,20.

Nei 3000 siepi è mancato il brivido-Kemboi, ritirato, ma la gara non ha affatto deluso. Dietro il vincitore Jairus Kipchoge Birech (8:06.20), i nomi di alto lignaggio di Paul Kipsiele Koech (8:10.53) e Brimin Kiprop Kipruto (8:11.399. Alle loro spalle, ben quattro atleti al primato personale, due giovanissimi kenyani e due polacchi. Ha figurato discretamente l’azzurro Yuri Floriani, che è sceso sotto il minimo per gli Europei di Zurigo (8:26.34, tredicesimo, record stagionale a circa quattro secondi dal personale stabilito al Golden Gala di due anni fa). Con Kemboi in piena efficienza, si sarebbe potuto fare qualcosa di più sul pano cronometrico anche in funzione del passaggio al secondo chilometro (5:24.66).

L’assenza dell’ultimo minuto di Nijel Amos ha forse tolto un po’ di sale a una gran bella gara vinta dal campione del mondo Mohammed Aman (1:44.24), che aveva perso a Eugene proprio da Amos. L’etiope ha lasciato spremere lo statunitense Duane Solomon (1:16.30 ai 600), che aveva in animo di avvicinare il record nazionale di Johnny Gray, ma si è smarrito negli ultimi 40 metri dietro l’incalzare dell’africano. Il sorpasso in rettilineo, con in scia il rinato sudanese Abubaker Kaki(1:44.57) e il polacco Lewandowski (1:44.60), hanno messo sulle gambe Solomon (1:44.90 come il kenyano Kinyor). Tra i pochi azzurri a mostrare la brillantezza richiesta nell’occasione, GiordanoBenedetti non si è perso d’animo dopo un giro molto veloce del pacemaker Som (49.42) ed ha chiuso ottavo in un buon 1:45.99, migliore prestazione italiana dlell’anno.

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Il Meeting visto da Giorgio Cimbrico

Il Meeting visto da Giorgio Reineri

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