A Doha Ukhov fa decollare la Diamond League (2,41). Grande Kiprop sui 1500 (3’29″18)

DOHA – Chi si aspettava grandi cose dalla pedana del salto in alto non è rimasto deluso. A Doha, la Diamond League debutta con Ivan Ukhov capace di varcare l’asticella posta a 2,41, con altri tre atleti saliti fino a 2,37. In totale sono sette le migliori prestazioni 2014 registrate in una grande serata di atletica. Ecco di seguito i report dell’evento pubblicati sul sito della Fidal e dalla Iaaf

3127ad54-76cf-4aa2-adef-ae4f6680dc36DOHA – (Gran bell’inizio per la Diamond League IAAF nella tappa inaugurale di Doha, che ha fatto registrare, oltre ad alcuni risultati di rilievo assoluto, un complesso di sette migliori prestazioni mondiali stagionali (più una eguagliata). Il risultato copertina è certamente il 2m41 ottenuto nell’alto dal russo Ivan Ukhov, seguito, in una classifica realmente fuori dall’ordinario, da ben tre atleti a 2,37 (il canadese Derek Drouin, lo statunitense Erik Kynard, ed il padrone di casa – maglia Qatar – Mutaz Barshim). Superlativo lo score del russo, che ha superato la quota finale (ed il precedente 2,39) al primo tentativo, salti successivi ad un errore a 2,37 e ad un’altra prima prova positiva a 2,35. Non particolarmente brillante, ma nemmeno da disprezzare, il 2m24 di Marco Fassinotti, sesto in classifica con primi tentativi validi alla quota finale ed al precedente 2,19 (poi tre errori a 2,27).

Esaltanti anche i 1500 metri al maschile, vinti dal keniano Asbel Kiprop in 3:29.18 (ovviamente miglior crono mondiale dell’anno) davanti al connazionale Silas Kiplagat, 3:29.70. E dietro di loro, altri 4 atleti capaci di primati personali e record nazionali, compresi tra i 3.30.16 del gibutiano Souleiman, ed il 3:30.86 dell’etiope Wote. In mezzo, anche il ritorno – dopo un lungo periodo d’oblio – dell’algerino Taoufik Makhloufi, l’oro olimpico di Londra, qui accreditato di 3:30.40 (quarto posto). Miglior prestazione mondiale dell’anno (in questo caso eguagliata) anche per lo statunitense LaShawnMerritt, il cui 44.44 sul giro di pista – crono da lui stesso ottenuto il 25 aprile scorso a Des Moines – è il primo di ben cinque tempi inferiori ai 45 secondi, tra i quali spicca anche il record nazionale del ceco Pawel Maslak, terzo in 44.79 (davanti, tra gli altri, al quotato dominicano Luguelin Santos, quinto in 44.94). A sorpresa l’esito dei 3000 metri, dove l’attesissima etiope Genzebe Dibaba (dominatrice dell’inverno con i primati del mondo indoor dei 1500 e dei 3000 metri) si è trasformata nel finale di gara in una lepre di lusso per la keniana Hellen Obiri, abile a superarla a circa 250 metri dal traguardo, insieme ad altre quattro atlete, e capace di un eccellente 8:20.68 (WL); primati personali a pioggia davanti e dietro la Dibaba, sesta in 8:26.21.

Non fa quasi più notizia, vista la regolarità nell’infilare avversari nei finali di gara, ma il kick di EzekielKemboi nei 3000 siepi, è sempre uno spettacolo: anche a Doha il keniano “timbra” il suo ineguagliabile cartellino, finendo al comando in 8:04.12 (WL). Ancora mezzofondo sugli scudi, con un 800 reso interessante da un avvio probabilmente un po’ troppo sollecito della lepre (l’olandese Bram Som): messo fuori gioco il cronometro, la prova si è trasformata in un avvincente corpo a corpo tra interpreti di talento, risolto nella retta conclusiva dall’etiope Mohammed Aman, il campione del mondo, in 1:44.49, soli cinque centesimi meglio di Nijel Amos (Botswana, 1:44.54). Notevole anche la stessa gara la femminile, con la keniana Eunice Sum (anche lei oro iridato a Mosca la scorsa estate) a gestire bene il finale e a vincere in 1:59.33. Polveri abbastanza bagnate nello sprint, dove il solo Nickel Ashemade (Giamaica) riesce a stampare un significativo 20.13 nei 200 metri; la connazionale Shelly Ann Fraser, protagonista tra le più attese della serata, si accontenta di un normale (per lei) 11.13 nei 100 metri (vento -0.8), con margine ridotto a 5 centesimi sulla rimontante Blessing Okagbare (11.18). Di rilievo anche la spallata del polacco Piotr Malachowski nel disco (66,72), l’ennesima misura oltre i 20 metri in carriera per la neozelandese Valerie Adams nel peso (20,20 nella prima prova a disposizione), il 54.59 (WL) nei 400hs di Kemi Adekoya (BRN), ed il 14,43 (-0.7, WL) di Catherine Ibarguen nel triplo. La Diamond League torna il 18 maggio, con la tappa cinese di Shanghai. (Marco Sicari, Fidal)

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